Slide background

COMUNICATO STAMPA

Il Consigliere Ladino Beppe Detomas interviene su quanto riportato dal quotidiano “Trentino” in merito alle dichiarazione del vice-presidente Olivi

Il Consigliere Ladino Beppe Detomas ritiene doveroso intervenire su quanto riportato dal  quotidiano “Trentino” di domenica 7 giugno 2015 in merito alle dichiarazione del vice-presidente  Olivi e al sostanziale assenso al riconoscimento della “Ladinità dei nonesi”, attraverso  l’approvazione di una modifica al D.lgs. 592/93 che ne estenderebbe gli affetti anche alle Valli del  Noce. Detomas ribadisce quanto ha più volte affermato, e cioè dell’impossibilità di estendere tout  court le disposizioni di tutela della minoranza ladina della Valle di Fassa ai così definiti “ladini  retici” per van motivi di ordine giuridico, politico e socio-culturale.

Innanzitutto, infatti, precisa l’Assessore si tratta di una questione di metodo in quanto nella  storia delle Commissioni paritetiche – anche delle altre regioni a Statuto speciale – non risulta si  sia mai presentato il caso di un commissario che di sua iniziativa abbia proposto una norma. Vale  la pena ricordare che la Commissione paritetica di cui all’art. 107 dello Statuto di autonomia è  chiamata a dare un parere sui progetti di norme di attuazione e che, in ogni caso, lo Statuto non  affida funzioni o compiti ai singoli componenti, se non quelli che si estrinsecano appunto con il  parere rilasciato collegialmente dalla Commissione. L’iniziativa per l’emanazione di una norma  statale è regolata dalla Costituzione ed è un potere che nel caso delle norme di attuanone può solo  spettare al Governo e alle Giunte provinciali o regionale.

Nel merito, Detomas sottolinea inoltre che la proposta andrebbe inevitabilmente ad  incidere sull’impianto giuridico di tutela della minoranza ladina del Trentino, così come  identificata negli articoli 15, 47, 92 e 102 dello Statuto di autonomia che, merita rammentare, ha  sempre considerato soltanto i ladini dolomitici delle tre vallate del Sella, ciò sin dal primo Statuto  del 1948.

Questo comunque non significa che in Regione non vi possano essere altre comunità  minoritarie che hanno bisogno di nonne di tutela, ma tali eventuali misure possono al più trovare  fondamento nella legge quadro sulle minoranze linguistiche, la L. 492 del 1999 la quale,  all’articolo 18, recita: “1. Nelle regioni a statuto speciale l’applicazione delle disposizioni più  favorevoli previste dalla presente legge è disciplinata con norme di attuazione dei rispettivi statuti.  Restano ferme le norme di tutela esistenti nelle medesime regioni a statuto speciale e nelle  province autonome di Trento e di Bolzano.” In sostanza, si può intervenire con una norma di  attuazione che si basa su quanto previsto dalla L.492/99 e non su una norma che trova fondamento nello Statuto.

In sostanza, Detomas conferma la sua disponibilità a difendere un percorso teso alla  riscoperta o alla valorizzazione di un’identità delle valli del Noce e condivide l’opportunità di  riconoscere le specificità che compongono il popolo trentino, tali aspetti però devono seguire una  via coerente con la propria storia e non devono limitarsi ad estendere semplicemente lo status  giuridico oggi previsto per i ladini dolomitici, riconosciuti dallo Statuto ed oggetto di particolari  disposizioni. Si tratta di pensare una specifica norrna di attuazione che tenga conto delle  peculiarità e dei bisogni di quelle comunità. L’estendere acriticamente la disciplina prevista per i  ladini della valle di Fassa, che sono più dell’80% dei residenti in quel territorio, ad altre realtà, con  caratteristiche identitarie, linguistiche, sociologiche e culturali diverse, significherebbe da un lato  non comprendere l’importanza di un percorso e di una storia, dall’altro introdurre un sistema di  tutele e valorizzazione non adeguato alla specifica realtà di una comunità che rappresenta meno di  un terzo della popolazione delle val di Non. Una Regione che basa la sua autonomia sulla tutela  delle diversità, non può permettersi un’operazione che contrasta nettamente con i fondamenti della  sua stessa esistenza.

Sulla questione ladina non possono innestarsi dinamiche opportunistiche e pericolose.  Deve essere tenuto ben presente ciò che è successo nella comunità ladina della provincia di  Belluno dopo che, all’indomani dell’ent.ata in vigore della L. 492 del 1999, più della metà dei  comuni della provincia si sono anch’essi dichiarati ladini, alla faccia della storia, della  sociolinguistica e delle questioni identitarie.

La banalizzazione dei fenomeni legati alla tutela delle minoranze linguistiche e la  superficialità nella valutazione degli effetti di ogni iniziativa che tocca i fondamenti della nostra  autonomia, generano preoccupazione e sono fonte di riflessione anche sul ruolo che vorrebbe  essere assegnato al consigliere ladino, ruolo peraltro previsto dallo Statuto di