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Comunicato sul piano di sviluppo della Marmolada

In riferimento a quanto riportato dai giornali odierni sull’adozione da parte della Giunta provinciale del piano di sviluppo della Marmolada, il Consigliere ladino Giuseppe Detomas e il movimento della UAL intervengono direttamente per definire nel modo più assoluto inaccettabile tale progetto sia sotto il profilo del merito che anche nel metodo.

Innanzitutto Detomas valuta tale piano impattante sotto il profilo ambientale per gli interventi previsti, poiché sul versante veneto è previsto un nuovo impianto, mentre per il Passo Fedaia si impone di limitare la nuova stazione di arrivo alla località Sass Bianchet, zona attualmente intatta e integra dal punto di vista ambientale. Appare invece facilmente intuibile, anche osservando le cartine, che con un minimo ulteriore prolungamento si potrebbe arrivare direttamente alla stazione di Punta Rocca, dove sono già presenti appunto strutture e piste da sci, senza nuovi interventi invasivi. Il consigliere sottolinea altresì che con tale piano di sviluppo Canazei e l’intera Valle di Fassa rimarrebbero per l’ennesima volta penalizzati, vedendo nascere un impianto “monco” in quanto privo del collegamento realmente funzionale oltre che necessario.

Detomas e la UAL valutano pertanto paradossale questo piano di sviluppo, definito dalla Giunta utile alle esigenze di razionalizzazione degli accessi alla montagna in un’ottica di gestione dei flussi e degli impatti, ma che in realtà risponde alle esigenze di sfruttamento da parte Veneta che, in barba agli aspetti ambientali, con il nuovo impianto del Sass de Mul andrebbe a introdurre un ulteriore ampliamento dell’offerta sciistica e quindi a promuovere nuovi accessi di sciatori e nuovi passaggi su quel versante che comunque, si ricorda, insiste sul territorio di competenza trentina. Ecco quindi che, in base agli elementi sopra riportati, la soluzione prospettata risulta non condivisibile per il Consigliere ladino e per la UAL in quanto, non solo non va incontro agli aspetti naturalistici e ambientali della Regina delle Dolomiti, che costituiscono comunque un patrimonio da difendere, visto anche l’inserimento di tale massiccio nell’ambito delle Patrimonio Unesco, ma non rispondono nemmeno ad una logica di razionalizzazione degli accessi alla montagna e alla gestione dei flussi, dato che in realtà si incrementano i passaggi, e men che meno alle esigenze legittime degli operatori turistici fassani.

“Non intendo nemmeno toccare in questa sede – dice ancora Detomas – quante sono le difficoltà per chi lavora in questa zona a cominciare dall’accesso al Passo che vede una strada spesso chiusa durante la stagione invernale, in quanto su questa arteria non sono mai stati fatti degli interventi seri per la messa in sicurezza. Riconosco tuttavia che tale “Piano di sviluppo” contiene anche aspetti positivi per una valorizzazione sotto il profilo geologico, storico e culturale, ma ribadisco che senza il congiungimento con Punta Rocca dal Fedaia i fassani si sentono per l’ennesima volta presi in giro”.